Dottor Ilario De Gaetanis Psicologo Psicoterapeuta

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Malattia in famiglia

La malattia grave è uno degli eventi critici che spingono una famiglia a cambiare la propria organizzazione, sollecitando un cambiamento nelle forme di legame attuate fino a quel momento. Gli effetti che una grave malattia somatica esercita su una famiglia non sono esattamente prevedibili e sono fortemente collegati a come i membri vivono e interpretano le situazioni critiche.

Tra i sottosistemi familiari è la coppia che risente maggiormente della malattia, nel caso del cancro il partner è sottoposto ad un forte stress e aumenta le richieste nella vita quotidiana manifestando spesso ansia, incertezza paura della malattia e della morte.

Un modello utilizzato per comprendere questo fenomeno presenta  cinque fasi che possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.

  1. Fase della negazione o del rifiuto: è caratterizzata dal fatto che il paziente ritiene impossibile di avere proprio quella malattia. Il processo di rifiuto circa il proprio stato di salute può essere funzionale al malato per proteggerlo da un’eccessiva ansia di morte e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. Con il progredire della malattia tale difesa diventa sempre più debole.

  2. Fase della rabbia: dopo la negazione iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari e il personale ospedaliero. La frase più frequente è “perché proprio a me?”. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta d’aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.

  3. Fase del patteggiamento: in questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che secondo i valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile.

  4. Fase della depressione: rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.

  5. Fase dell’accettazione: In questa fase il paziente tende ad essere silenzioso ed a raccogliersi, inoltre sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. È il momento dei saluti e della restituzione a chi è stato vicino al paziente, il momento del “testamento”.

La malattia da il via ad una fase di transizione per affrontare la morte come passaggio d’eredità materiali e morali. In questo senso la malattia presenta una caratteristica inequivocabile della fase anziana: essere l’ultima e contraddistinta dall’esperienza della perdita. La morte è il marcatore della transizione: dà significato a tutti gli altri eventi e attiva aspetti simbolici. Il passaggio dalla presenza all’assenza lascia un vuoto reale, ma contemporaneamente fa emergere il piano delle connessioni simboliche familiari e sociali e obbliga i familiari a procedere col passaggio di consegne e la distribuzione delle parti ed eredità familiari per un riassetto dell’equilibrio gerarchico all’interno delle relazioni familiari prima che la morte sopraggiunga.

La generazione anziana è chiamata a fare spazio in modo attivo ai figli adulti, riconoscendoli come responsabili della crescita delle generazioni successive e della cura di quelle precedenti.

La generazione adulta è chiamata ad assumere una posizione di capofila generazionale.

Serve un lavoro congiunto delle generazioni d’assunzione della responsabilità dell’esercizio della cura verso le generazioni successive e precedenti (tacita trattativa di ciò che del passato va abbandonato e ciò che va mantenuto), con l’investitura degli adulti e attraverso trasmissione, accoglimento ed elaborazione della memoria familiare.

La transizione avviene con successo quando la prima generazione si trasforma in una presenza interiorizzata che dà forza alla generazione seguente.

La transizione diventa difficoltosa se la prima generazione è stata deficitaria a livello genitoriale e/o coniugale, oppure è stata colpita da perdite e lutti che non ha saputo/potuto affrontare oppure vi sono lutti irrisolti nelle generazioni ancora precedenti.

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